
L’acqua bene comune
Il 29 novembre, di nuovo al Parco Acquedotti, uno dei luoghi più densi di paesaggi umani di Roma, per trattare dei Goal 4: educazione, Goal 6: acqua pubblica, Goal 11: smart community, Goal 17: partnership. Il walkabout L’acqua bene comune con gli studenti del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre si è svolto come una conversazione itinerante tra gli acquedotti Anio Vetus, Marcia, Tepula, Iulia, Claudio, Anio Novus, Mariana e Felice, la plastica conferma di come quel luogo sia emblema archetipico dell’universalità dell’acqua come bene comune. Abbiamo ripercorso, ascoltando le voci dei protagonisti delle lotte di cinquant’anni fa (tra cui anche quella di Massimiliano Fiorucci, oggi rettore dell’Università degli Studi Roma Tre), le azioni educative e di riscatto sociale di Don Roberto Sardelli nell’acquedotto Felice. E’ stata inoltre evocata la maggior tragedia idrogeologica italiana, quella del Vajont, ascoltando un frammento dell’orazione civile di Marco Paolini, sulla base di un’esperienza già svolta in quel luogo. Un metodo, questo del walkabout, che permette di impattare con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle nazioni unite dell’agenda 2030, quali educazione, acqua pubblica, disuguaglianze, parole chiave che nel pomeriggio in classe, al Dipartimento di Scienze della Formazione, hanno visto emergere anche: riqualificazione, coinvolgimento, setting educativo esperienziale, relazioni, apprendimento dappertutto, ignoto, ibridazione, evoluzione, invisibilità, amplificazione, frammentarietà, stratificazione, spaesamento, disuguaglianze, immersivo, sensorialità. Si è poi riflettuto su quanto l’innovazione tecnologica possa diventare veicolo di conformismo mentre il coinvolgimento e la partecipazione attiva nella cooperazione possono ammortizzare quell’inerzia convenzionale, promuovendo innovazione adattiva.
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