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Centrale Montemartini alle 11 e la sera alla Casa del Quartiere-Villa Fiorelli per “riportare a casa” Polimnia, la musa pensante. Il walkabout ha esplorato quel museo creato dentro una splendida centrale elettrica dei primi del Novecento, espressione di una città diretta dal Sindaco Nathan (leggende dicono sia stato figlio di Mazzini) che portò Roma nell’era Moderna. Con Barbara Nobiloni dei Musei Civici e Antonio Insalaco (responsabile della Sovrintendenza Capitolina per il VII Municipio) abbiamo contestualizzato la statua di Polimnia (copia romana in marmo del II secolo d.C. di un originale ellenistico del III-II secolo a.C) ritrovata in un cunicolo nei pressi di Villa Fiorelli nel 1928. Si è trattato di come la musa Polimnia possa ritornare “a casa” al Tuscolano dove c’erano gli Orti di Settimio Severo (attraverso un’opera digitale, La Musa di NuvolaProject, linkata in una segnaletica).
Un emblematico atto di innovazione territoriale, creando un “doppio” virtuale della statua che abbiamo proiettato dopo un walkabout nel patio della Casa del Quartiere. Abbiamo messo in relazione il Museo Montemartini con la comunità territoriale del VII Municipio in un’azione di Performing Media Storytelling che è di fatto un modello da replicare anche in altre periferie dove sono state estratte opere d’arte esposte nei Musei centrali della città. La videoproiezione di Polimnia è stata realizzata con l’intelligenza artificiale ed è parte di una strategia sul rapporto Memoria e Territorio su cui s’intende procedere a Villa Fiorelli, dall’antica Roma ai bombardamenti della IIWW. Uno sviluppo coerente con ciò che stiamo facendo da anni, ribadito quando, dopo l’intervento della mattinata, si è ripreso il ragionamento sul campo, camminando in walkabout nella Villa, ipotizzando (con Antonio Insalaco della Sovrintendenza e Rosy Tomassi del Comitato di Quartiere Tuscolano-Villa Fiorelli) la conformazione della futura Casa di Quartiere di cui si attende da 15 anni la realizzazione, pensandola in buona parte sottoterra e innervata di soluzioni performanti di Memoria Rigenerativa: dai geopodcast agli artefatti di performing media.
Proprio come questa opera raffinata che NuvolaProject, partner di Urban Experience con una sodale coprogettazione radicata negli anni, transfigura come un sistema intelligente: una simulazione che si avvicina alla “sintesi granulare” che scompone per grani (una pratica sviluppata tempo fa con i campionatori sonori) realizzando uno sorta di sciame perturbante. Questa nota di NuvolaProject così delinea il progetto: “Una Musa ispira: mette in relazione, attraversa l’artista e attraverso di lui genera una forma. Per questo La Musa non nasce dal tentativo di raccontare con un linguaggio contemporaneo una figura del mito, ma di creare le condizioni perché la Musa accada. Nei secoli a Polimnia sono state attribuite prerogative diverse – l’inno e la poesia sacra, l’eloquenza, la memoria, il gesto, la danza, la pantomima – che nell’opera diventano manifestazioni diverse di una stessa facoltà: l’ispirazione. Parola, voce, corpo, gesto e silenzio appartengono così a un’unica materia poetica. La voce è corpo e la parola può farsi gesto, respiro, vibrazione, materia, spazio.
Anche il digitale appartiene a questa materia. Non come apparato sovrapposto all’opera, ma come techne: sapere del fare, strumento di conoscenza, possibilità di trasformazione. La tecnologia entra nel processo creativo là dove permette di rendere percepibili relazioni, forze, addensamenti, metamorfosi; di dare forma a ciò che ancora forma non ha. Al centro della ricerca risuonano le parole che le Muse pronunciano nella Teogonia di Esiodo: «Sappiamo dire molte cose false simili al vero; sappiamo anche, quando vogliamo, pronunciare il vero». Una fenditura attraverso cui interrogare la natura stessa dell’arte: una verità può emergere proprio attraverso ciò che è inventato. L’arte non mente per nascondere. Inventa per rendere visibile. Nell’opera digitale la forma riconoscibile della statua di Polimnia è un addensamento temporaneo di particelle-spore: potenzialità che si liberano, entrano in relazione, si attraggono, generano altre forme e tornano a propagarsi.
Anche voce e parola obbediscono alla stessa dinamica. La materia conserva memoria della forma senza esserne prigioniera. L’opera rende così percepibile il movimento dell’ispirazione: qualcosa prende forma, entra in relazione, genera e si trasforma. L’opera digitale trova corpo nella performance dal vivo: il corpo dell’artista diventa luogo di attraversamento dell’ispirazione per raggiungere il corpo della società, in un’azione di performing media, onlife e phygital, nella quale presenza fisica e spazio digitale non si contrappongono ma si attraversano.”
Progetto “Paesaggi Umani di Roma Plurale”, 2026
geopodcast
Paesaggi Umani di Roma Plurale 2025-2026
Videoreport






